Giocare d'azzardo in letteratura

 

 

Il gioco d'azzardo e la sua deriva patologica è un argomento molto attuale e sottoposto a diverse analisi.

In questa serie di Blu come un'arancia, con l'ausilio del dottor Mauro Croce (foto), psicologo, docente alla Supsi e autore di diverse pubblicazioni sul tema della dipendenza del gioco (la sua ultima pubblicazione a riguardo è “Gioco d'azzardo, giovani e famiglie” con Francesca Rascazzo, edito da Giunti), si vuole fare un breve viaggio all'interno di alcuni romanzi in cui la presenza del gioco d'azzardo, che si manifesta in diverse modalità (il gioco delle carte, la roulette, slot machine), è determinante per la caratterizzazione dei personaggi e della trama stessa. Inoltre molte volte il confine tra il personaggio/giocatore e scrittore è molto labile, sfumato e quasi scompare, come nel caso di Fëdor Dostojevskij e Tommaso Landolfi.

 

Non c'è da meravigliarsi, dice un antico, che il caso possa tanto su di noi, poiché noi viviamo per caso.

(Michel de Montaigne)

 

Letture a cura di Daniele Monachella

 

 

 

1.5 Gioco d'evasione e gioco come dannazione. Gioco d'azzardo e letteratura: un rapporto intrecciato.

 

2.5 Il caso Dostojevskij: il giocatore.

 

3.5 “Ventiquattro ore nella vita di una donna” di Stefan Zweig.

 

4.5 Tommaso Landolfi: un inveterato giocatore.

 

5.5 “Il piatto piange” di Piero Chiara: la partita a carte. “I giocatori” di Nanni Delbecchi: le donne e le slot machine.

 

Blu come un'arancia